Il museo

Nell’appartamento nobile posto al primo piano della Rocca sono conservati arredi e decorazioni risalenti ai secoli compresi tra il XVI e il XIX: dal cortile si sale al primo loggiato, dove si accede alla “sala delle armi” che ospita armi dal Sei all'Ottocento e un caratteristico forziere in ferro della fine del XVI secolo.

 

Attraverso la “sala da pranzo”, con ceramiche del sette e ottocento, si giunge nella “sala del biliardo”, che presenta soffitto e pavimento del tardo '400 e arredo ottocentesco per proseguire nella “sala da ricevimento”, con soffitto a travature dipinte a monocromo e fregio pittorico del tardo '600, splendido clavicembalo seicentesco dipinto e arredi settecenteschi, e la suggestiva “camera nuziale”, con ricco arredo seicentesco e soffitto a lacunari, proveniente dall'antico santuario della Madonna; infine si giunge alla “galleria degli antenati”, ospitante i 74 ritratti di famiglia realizzati per lo più da un anonimo artista seicentesco ed alcuni importanti cimeli appartenuti alla Duchessa Maria Luigia d’Austria, tra cui la celebre mano con fiore al polso eseguita da allievi del Canova nel 1820.

 

Al piano terra è invece ospitata una pregevole collezione di quadri: dai ritratti dei Sanvitale attribuiti al Molinaretto e a Baldrighi alle tele di Carlo Francesco Nuvolone, Boselli, Ilario Spolverini, Carlo Preda. Dalla pinacoteca si scorre poi nella sala chiamata delle “Donne equilibraste”, decorata con un fregio monocromo popolato di amorini, figure femminili, sfingi e animali adagiati su un filo e alle contigue salette “degli Amorini” e “delle Grottesche”, attribuite a un allievo di Cesare Cesariano.

 

 

Il gioiello più prezioso della Rocca è però la “Saletta di Diana e Atteone” affrescata da Francesco Mazzola,  noto come Parmigianino (Parma 1503 - Casalmaggiore 1540). Dipinta nel 1523-1524 per il conte Galeazzo Sanvitale e sua moglie, Paola Gonzaga, è uno dei capolavori giovanili dell’artista. La volta è decorata con putti sullo sfondo di un fitto pergolato con, al centro, un ampio squarcio di cielo ed uno specchio rotondo recante il monito “respice finem”. Nelle 14 lunette sottostanti è raffigurato il mito di Diana e Atteone, tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Diverse sono le interpretazioni date alla saletta nel corso degli ultimi decenni, ma l’ipotesi più accreditata è che fosse una sorta di piccolo “boudoir” o “studiolo” privato di Paola Gonzaga, che troviamo ritratta nella figura femminile sopra la finestra.
Il percorso tra le sale al piano terra termina con la “sala del teatrino” dei figli della duchessa Maria Luigia d’Austria e con la “sala delle mappe”, dove sono esposte mappe e cartine riguardanti i possedimenti della famiglia Sanvitale.
Conclude l'itinerario di visita l’ottocentesca "Camera Ottica", all’interno della quale un sistema di specchi riflette l'immagine della piazza antistante su uno schermo.